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Oltre il bicchiere: riconoscere la dipendenza dall'alcol

Oltre il bicchiere: riconoscere la dipendenza dall'alcol

19/01/2026

Disturbo da uso di alcol: come riconoscerlo e quali percorsi possono aiutare

Il rapporto con l’alcol non diventa problematico soltanto quando una persona beve ogni giorno, perde completamente il controllo o manifesta sintomi di astinenza. Il disturbo da uso di alcol (DUA) può infatti presentarsi con livelli di gravità molto diversi. In alcuni casi i segnali sono evidenti, in altri il consumo continua a essere apparentemente compatibile con la vita lavorativa, familiare e sociale, pur iniziando a creare difficoltà o conseguenze significative.

Per questo è importante andare oltre l’idea tradizionale di “alcolismo” e comprendere meglio quali caratteristiche definiscono realmente un disturbo da uso di alcol e quando può essere utile chiedere una valutazione.

Che cos’è il disturbo da uso di alcol?

Il termine “alcolismo”, ancora molto utilizzato nel linguaggio comune, non corrisponde alla terminologia diagnostica attuale.

Il DSM-5-TR* utilizza infatti la definizione di disturbo da uso di alcol, descrivendolo come una modalità problematica di consumo che determina compromissione o disagio clinicamente significativi. Non esiste quindi soltanto una forma grave di dipendenza: il disturbo viene classificato come lieve, moderato o grave in base al numero di criteri presenti nell’arco di 12 mesi. La diagnosi richiede almeno 2 degli 11 criteri previsti dal DSM-5-TR (Istituto Alcolismo).

Questo significa che una persona può presentare un problema clinicamente significativo anche senza bere dal mattino, senza avere tremori quando non assume alcol e senza manifestare necessariamente una dipendenza fisica evidente.

Come si riconosce un disturbo da uso di alcol?

La valutazione non si basa semplicemente sulla quantità di alcol consumata ma soprattutto sul rapporto che la persona ha sviluppato con il consumo e sulle conseguenze che questo determina. Tra gli elementi presi in considerazione nella valutazione del disturbo da uso di alcol rientrano:

  1. bere di più o più a lungo di quanto ci si fosse proposti
  2. desiderare di ridurre il consumo senza riuscirci
  3. dedicare molto tempo al consumo di alcol o al recupero dai suoi effetti
  4. sperimentare un forte desiderio o impulso a bere, definito craving
  5. avere difficoltà nel rispettare gli impegni familiari, lavorativi o personali a causa del consumo
  6. continuare a bere nonostante ciò provochi problemi nelle relazioni interpersonali
  7. ridurre o abbandonare attività importanti (professionali o personali)
  8. utilizzare alcol in situazioni potenzialmente pericolose
  9. continuare il consumo nonostante la consapevolezza delle possibili conseguenze fisiche o psicologiche
  10. sviluppare buona tolleranza per l'alcol
  11. presentare sintomi di astinenza

Tolleranza e astinenza rappresentano quindi soltanto due degli undici criteri diagnostici.

Disturbo da uso di alcol e astinenza non sono la stessa cosa

Questa distinzione è particolarmente importante: avere un disturbo da uso di alcol non significa necessariamente sviluppare sintomi di astinenza quando si smette di bere. L’astinenza può comparire soprattutto quando si è sviluppato un adattamento fisiologico all’alcol: in questi casi possono manifestarsi sintomi come tremori, sudorazione, agitazione, disturbi del sonno, nausea o aumento dell’attivazione autonomica.

Nelle situazioni di maggiore dipendenza fisica, la sospensione improvvisa dell’alcol può determinare una sindrome astinenziale clinicamente rilevante e, in alcuni casi, grave. Per questo motivo, soprattutto quando il consumo è elevato e prolungato, non è sempre opportuno interrompere bruscamente l’assunzione senza una valutazione sanitaria. 

Quando il consumo di alcol dovrebbe iniziare a preoccupare?

Può essere utile richiedere una valutazione quando si osserva una crescente difficoltà nel controllare il consumo, quando si beve più del previsto oppure quando l’alcol comincia a interferire con il benessere psicologico, le relazioni, il lavoro o altre aree importanti della vita. Anche nascondere quanto si beve, minimizzare sistematicamente il proprio consumo o reagire con forte irritazione quando qualcuno affronta l’argomento possono rappresentare segnali da approfondire.

Nessuno di questi comportamenti, preso singolarmente, permette però di formulare una diagnosi. È la valutazione complessiva del funzionamento della persona e del suo rapporto con l’alcol a permettere di comprendere se sia presente un disturbo e quale sia il suo livello di gravità.

Come aiutare una persona che ha un rapporto problematico con l’alcol?

Affrontare direttamente una persona accusandola di “essere alcolista” difficilmente facilita il cambiamento: può essere più utile partire da comportamenti e conseguenze concrete, episodi accaduti, cambiamenti osservati, difficoltà familiari o lavorative, preoccupazioni per il suo benessere.

È consigliato mantenere un atteggiamento comprensivo pur senza minimizzare ciò che sta accadendo: comprendere il problema non significa accettarne tutte le conseguenze. Anche chi sta vicino alla persona può vivere sentimenti di rabbia, paura, frustrazione o senso di colpa. Un supporto psicologico può essere utile anche ai familiari per comprendere come gestire la relazione senza sostituirsi all’altro o assumersi la responsabilità del suo cambiamento.

Quale può essere il percorso terapeutico?

Non esiste un percorso identico per tutte le persone con disturbo da uso di alcol: in ogni caso il primo passaggio dovrebbe essere una valutazione clinica approfondita che permetta di comprendere la gravità del problema, le caratteristiche del consumo, la presenza di eventuale dipendenza fisica, le conseguenze psicologiche e relazionali e la possibile presenza di altri disturbi associati. Il trattamento psicologico o psicoterapeutico può intervenire su diversi aspetti:

  • stimolare la motivazione al cambiamento
  • riconoscere le situazioni che favoriscono il consumo
  • imparare a gestire il craving
  • attuare strategie di regolazione emotiva
  • individuare modalità di coping
  • prevenire le ricadute
  • affrontare le difficoltà relazionali
  • individuare ed affrontare eventuali altre problematiche psicologiche associate al consumo di alcol

Quando sono presenti dipendenza fisica, rischio di astinenza o altre condizioni che lo rendono necessario, può essere indicata anche una valutazione psichiatrica da integrare all’interno del percorso complessivo.

La durata del trattamento dipende dalla gravità del disturbo, dalla storia della persona, dagli obiettivi concordati, dall’andamento clinico e dall’eventuale presenza di altre problematiche.

Riduzione del consumo o astinenza?

Anche gli obiettivi terapeutici devono essere valutati individualmente. In alcune situazioni l’obiettivo può essere il raggiungimento e il mantenimento dell’astinenza; in altre il percorso può comprendere inizialmente la riduzione del consumo e delle conseguenze associate all’alcol.

Cosa può accadere quando si riduce o si interrompe il consumo di alcol?

Ridurre o interrompere il consumo può produrre cambiamenti positivi sul piano fisico e psicologico ma non è corretto aspettarsi che questi seguano necessariamente una sequenza identica per tutti. Gli effetti dipendono da numerosi fattori: quantità e frequenza del consumo, durata nel tempo, condizioni generali di salute, eventuale dipendenza fisica e presenza di altri disturbi. Anche il sonno, l’ansia e il tono dell’umore possono modificarsi nel corso del tempo e, soprattutto nelle prime fasi, non necessariamente migliorano immediatamente.

Per questo è poco utile stabilire scadenze rigide come “cosa succede dopo 7 o 15 giorni senza alcol”. Il recupero è un processo individuale e deve essere valutato nel contesto della storia clinica della persona.

Deep TMS e disturbo da uso di alcol: cosa sappiamo oggi?

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse scientifico verso l’utilizzo della Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) anche nell’ambito dei disturbi da uso di sostanze. La TMS è una tecnica di neuromodulazione non invasiva che utilizza impulsi magnetici per modulare l’attività di circuiti corticali e delle reti funzionalmente connesse. La Deep TMS (dTMS) utilizza specifiche configurazioni di coil progettate per modulare in maniera più estesa determinate reti cerebrali.

Le evidenze disponibili sono interessanti ma devono essere interpretate con cautela.

Chiedere aiuto prima che il problema diventi grave

Uno degli errori più comuni è pensare che sia necessario “toccare il fondo” prima di rivolgersi a un professionista: il disturbo da uso di alcol può essere riconosciuto e affrontato anche nelle sue forme iniziali.

Se il consumo sta diventando difficile da controllare o comincia a determinare conseguenze sulla salute, sulle relazioni, sul lavoro o sulla qualità della vita, una valutazione specialistica può aiutare a comprendere meglio quello che sta accadendo e a individuare il percorso più appropriato: rivolgiti al Centro Benessere Psicologico del GCS Point per avere aiuto e supporto.

*Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, Text Revision, revisione ufficiale del DSM-5, pubblicata nel marzo del 2022 dall'American Psychiatric Association (APA)

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Articolo revisionato dal Dott. Alessandro Zarfati, Psicologo, Psicoterapeuta e Neurofeedback provider. Ultima revisione 28/09/2026.

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